Comune di Enemonzo

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Itinerari alla scoperta del territorio

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Varie possibilità di passeggiate si propongono a chi ama il verde e la tranquillità. Si può iniziare, partendo dal paese verso il colle morenico di San Rocco e si prosegue verso il nuovo Campo sportivo ed al Campo di tennis. E' d'obbligo una pausa al laghetto dei germani e delle trote situato nei pressi del greto del Tagliamento, nelle cui vicinanze troviamo anche un'area attrezzata per deltaplani ed aerei superleggeri.

Quinis ed Esemon sono raggiungibili attraverso stradine asfaltate prive di traffico e, magari in bicicletta, si può salire alle ridenti frazioni sulle colline. Per gli sportivi, una buona scarpinata può avere come meta il Monte Colza nella località di Pani.

Nelle Malghe Gerona, Jelma di soprae Jelma di sotto, Pieltinis, quest'ultima ristrutturata a scopo agrituristico, ci si può rifocillare con ottimo formaggio e ricotta. Tutte queste località sono anche raggiungibili in macchina attraverso un paesaggio naturale, vario e salubre.
Per gli amanti delle escursioni più impegnative di notevole interesse l'ascesa al massiccio del Monte Lovinzola oppure alle vette del Col Gentile. Una bella passeggiata porta fino alla Grotta dei Pagani di Maiaso, sorta di antro dove la leggenda popolare vuole che si rifugiassero un tempo i cosiddetti pagàns, piccole comunità di uomini selvaggi e idolatri, che la popolazione del posto temeva. Interessante nonchè di forte impatto è Clap Forat (pietra forata - vedo FOTO) un curioso arco naturale di roccia, largo circa 7 metri ed alto circa 5 formatosi per erosione naturale in un poggio di conglomerato terziario ed è posto a mezzogiorno della frazione Quinis alla confluenza del rio Masinaria con il Tagliamento.

Dal punto di vista architettonico le proposte sono le seguenti:

  • Nella Pieve dei Ss. Ilario e Taziano ad Enemonzo, rimaneggiata nel XVIII secolo, prevalenza di opere d'arte ottocentesche, per la presenza di dipinti del pressoché sconosciuto udinese Valentino Marani (Crocifissione, 1890, Beata Vergine del Rosario e S. Domenico), della Via Crucis di Antonio Taddio da Raveo (secolo XIX) e per gli affreschi - ben impaginati, ma accademici e freddi - di Domenico Fabris, di Osoppo: Resurrezione nel soffitto dell'aula (1855) e Cristo nell'orto degli ulivi (1856) nella lunetta dell'abside (mutila dopo il terremoto per la perdita della figura di Cristo e degli angeli). Pregevole il dipinto con la Discesa dello Spirito Santo ed i Ss. Ilario e Taziano, assegnato al pittore vicentino Alessandro Maganza.
  • La Chiesetta di S. Rocco, che dall'alto di un colle domina da confluenza tra il rio Esemon e il Tagliamento, ottimamente restaurata dopo il terremoto, presenta una piacevole facciata con colmo fortemente spiovente preceduto da un portico sostenuto da sei colonne. All'interno, sopra il settecentesco altare (di cui si conserva la sola mensa con la figura di S. Rocco in bassorilievo) è collocata una piccola pala lignea cuspidata con le figure dipinte dei Ss. Rocco, Sebastiano e Stefano nella parte centrale e del Cristo risorto nel timpano. È lavoro - mediocre nell'invenzione e nel colore - dello sconosciuto pittore venzonese Giulio Salandino che lo eseguì nel 1569.
  • Nella Chiesetta di S. Giorgio a Colza (tipica costruzione del XV secolo, con elaborato campaniletto a vela in tufo in facciata e portico sostenuto da due colonne) un altarolo ligneo, tradizionalmente attribuito alla bottega di Francesco Floreani (seconda metà del XVI secolo), nasconde in parte il ciclo d'affreschi condottovi dal carnico Pietro Fuluto nel 1513: sull'arco trionfale l'Annunciazione, nel sottarco Santi e Sante, Dottori della Chiesa, Profeti e Cristo nella volta, Santi e Scene sacre nelle pareti e nelle lunette. Particolarmente gradevole per l'accentuata ingenuità che lo caratterizza, il S. Giorgio su candido destriero impegnato a liberare la principessa dal drago; in lontananza un castello con due donne affacciate alla finestra per osservare la scena che ha un sapore quasi fumettistico.
    Nella parete sinistra, piccola ancona lignea a sportelli con la Deposizione di Cristo dalla croce al centro e figure dei Ss. Rocco e Valentino negli sportelli laterali. È opera della fine del sec. XVI, nel com plesso modesta ma non priva di qualche interesse, soprattutto nel gruppo della Deposizione, attribuibile a maestro locale vicino ai modi di Giovanni Antonio Agostini.
  • Nella Chiesa di S. Nicolò a Maiaso, bella statua lignea del titolare, una delle più antiche tra quelle esistenti in Carnia dal momento che risale al XIV secolo. Gotico è anche un trittico in pietra locale incastonato nella facciata della chiesa. All'interno dell'edificio, dipinti delle sorelle monfalconesi Marianna e Luigia Pascoli (S. Giuseppe della prima, Madonna con Bambino, 1850, della seconda) ed un interessante altare in legno dipinto e dorato, con solenni colonne percorse da viticci in bassorilievo, contenente una pala con i Ss. Lorenzo, Mattia, Rocco di Gian Pietro Comuzzo (1691).
  • Nella Chiesa di S. Giuliana a Fresis, complesso ciclo d'affreschi, dovuto al sandanielese Giulio Urbanis (1588), nel vecchio coro: nella volta, entro tondi, Padri e Dottori della Chiesa, Profeti ed Evangelisti; nelle pareti teoria degli Apostoli, scene sacre (Crocifissione, Madonna con Bambino, ecc.), figure di Santi e Sante. Lavoro di buon livello tecnico, formalmente corretto, nel quale l'Urbanis ha saputo contenere la sua foga pittorica, impedendo che l'elemento decorativo togliesse respiro allo spazio. L'altare maggiore, in legno intagliato, dipinto e dorato, risale al 1624: nelle tre nicchie, dipinti (S. Giovanni Battista, la Madonna con Bambino e S. Giuliana) di epoca posteriore.